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MUSEI DELLA VERSILIA

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Museo del marmo Massa Carrara

Per la città di Carrara, la lavorazione dle marmo è sempre stata la principale attività; al marmo è legato lo sviluppo economico, culturale e sociale del territorio. Questo Museo vuole valorizzare e conservare la cultura locale, favorendo lo scambio e d esponendo documenti grafici, fotografici, collezioni di scultura, ma anche reperti di archeologia industriale e macchine originali per l'estrazione e lavorazione del marmo. In alcune sale sono esposti i reperti dei bacini marmiferi, decisamente suggestive le statuette della Dea Luna e di Giove Sabazio del II secolo a.C.

Nel corso degli anni, tale struttura ha favorito l'organizzazione di esposizioni, e convegni, contribuendo a creare un inscindibile legame tra cultura materiale, memoria storica e testimonianze culturali, che si attualizzano nelle Biennali, nei Simposi di Scultura e nei laboratori artigianali variamente distribuiti nel territorio.
È articolato in sei sezioni interne e un'area esterna che, attraverso un interessante approccio interdisciplinare, offrono al visitatore un'immagine complessa ed affascinante del patrimonio locale: "Archeologia romana e storia del territorio" con preziosi reperti storici rinvenuti in cava, la più ricca "Marmoteca" d'Italia con i suoi trecentodieci campioni di marmi, "Archeologia industriale" con macchinari e strumenti per l'estrazione e lavorazione del marmo dall'epoca romana ad oggi, "Applicazioni tecniche" con esempi di art design, i "Calchi" in gesso e le riproduzioni di icone marmoree per il restauro sostituivo e "Scultura moderna" con opere pregevoli in marmo, bronzo, legno e altri materiali, fra cui meritano un particolare rilievo le sculture di Alberto Viani, Giuliano Vangi, Luciano Minguzzi, Augusto Perez e Carlo Sergio Signori.

 

Museo della Cattedrale o dell'Opera del Duomo di Lucca

Questo museo, che ha sede nell'Oratorio di San Giuseppe costruito nel 1518, successivamente modificato ed utilizzato come sede dall'Opera di Santa Croce, fornisce al visitatore una chiara idea della storia della città, non solo dal punto di vista artistico, ma anche della sua vocazione ecclesiastica. Gli oggetti che formano la collezione infatti provengono per la maggior parte dalla Cattedrale e dai due enti predisposti alla sua cura: l'Opera di Santa Croce ed il Capitolo. All'interno del Museo sono ospitati anche i resti del corredo della chiesa dei SS. Giovanni e Reparata, prima cattedrale di Lucca. Il criterio di distribuzione delle opere all'interno delle sette sale del Museo è testimone dell'evoluzione dell'assetto interno della cattedrale e dello svolgimento delle funzioni liturgiche., tanto che sono state disposte in ordine cronologico in modo da consentire al visitatore di percepire il gusto delle varie epoche. Sono presenti alcuni rari esemplari di fini libri miniati riuniti in una unica sala. Ed è proprio da questa sala che comincia la visita, pezzi di epoche variabili dal medioevo al quattrocento che forniscono al visitatore un'idea preziosa per lo studio della produzione pittorica lucchese. Nella sala successiva sono collocate le più antiche testimonianze dell'arredamento della cattedrale databili tra il XIII ed il XIV secolo. Agli anni attorno al '400 risalgono i pezzi di oreficeria fra cui spicca la notissima "Croce dei Pisani". Sempre del quattrocento sono le importanti testimonianze della cultura artistica lucchese rielaborate dagli artisi locali Michelangelo da Lucca, Vincenzo Frediani, Matteo Civitali. Nella sala successiva trovano spazio altri dipinti quasi contemporanei e nella successiva ancora seguono gli arredi liturgici presenti nella cattedrale tra la fine del '500 e la fine del '700. Opere preziose, gli argenti creati dai maestri orafi che esercitarono in Lucca: Baldassarre Morovella, Ambrogio Ciannoni, Pier Controni, Giovanni Vambrè. Nella sezione che segue spiccano le sculture originali provenienti dall'edificio, che risiedevano sugli ordini più alti del palazzo, e che fuono tolti per preservarli dalle intemperie e dal degrado. Superata la sala che descrive le fasi costruttive della cattedrale, la visita al Museo si conclude con una sala dedicata agli ornamenti del Volto Santo, ed alle statue di Evangelisti del Fancelli. Da notare è che dal Museo è possibile accedere alla chiesa di San Giuseppe, databile al '500, dove è possibile vedere gli affreschi appartenenti alla decorazione originale della chiesa.

 
Museo archeologico Versiliese "Bruno Antonucci"

I reperti archeologici di tutta la Versilia.
Il Museo, fin dalla sua istituzione nel 1968, ha avuto sede presso il Palazzo Moroni in Piazza del Duomo a Pietrasanta, prima come deposito e poi come esposizione aperta al pubblico. L’edificio, caratterizzato da una doppia scala esterna, è uno dei più rilevanti della città, sia dal punto di vista storico e architettonico, sia per le funzioni pubbliche cui è sempre stato destinato. Esso fu infatti realizzato nel XVII secolo unendo due preesistenti fabbricati, per accogliere in un unico complesso il Monte Pio, la Cancelleria e la sala delle adunanze. Ristrutturato alla metà dell’Ottocento, rimase sede municipale fino alla seconda guerra mondiale, accogliendo poi la Biblioteca Civica e in seguito l’Archivio Storico Comunale e il Museo Archeologico.
Nella primavera del 1999 i reperti dell’esposizione e quelli conservati in magazzino sono stati trasferiti nel Deposito Archeologico in Via Marconi, 5, dove è stata allestita una piccola mostra di reperti di epoca romana in funzione delle attività didattiche. Ceramiche medievali sono esposte al pianoterra del Centro Culturale "Luigi Russo", Via S. Agostino n 1.
L' esposizione è nata grazie alla raccolta di reperti archeologici pervenuti da ricerche sul territorio che, a partire dagli anni ’60, sono state effettuate dal Gruppo Speleologico e Archeologico versiliese guidato dal Prof. Bruno Antonucci, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica e l’Università di Pisa. I reperti provengono esclusivamente dall’area versiliese e la loro datazione copre un arco di tempo che va dalla Preistoria al Medioevo.
La raccolta comprende diverse sezioni: la Paleontologica, in cui sono conservati reperti faunistici risalenti fino al Paleolitico superiore; la Preistorica, con resti ossei umani, punte di freccia, pugnali e altri manufatti dell’industria litica, vasselame e pendagli in osso. La sezione di maggior rilievo è quella Etrusca e Ligure, che comprende la raccolta di tutti i cippi funerari etruschi della Versilia, alcune tombe a cassetta e altre notevoli testimonianze degli insediamenti di queste popolazioni nella zona: vasellame, oggetti di ornamento personale, strumenti di lavoro. Infine, la sezione Romana e Medievale conserva vari manufatti tra cui anfore, ceramiche, vetri, strumenti di lavoro, tombe e corredi funebri, monete.
Tra i reperti conservati sono presenti i rinvenimenti dai seguenti siti archeologici della Versilia: Monte Lieto, la Costa, Pieve del Santi Giovanni e Felicita, Casa Baldi, Via del Poggione, Baraglino, Cafaggio, Crocialetto, Bora dei Frati, Montiscendi, La Cappella, Monte Altissimo, Levigliani, Pievecchia.
E' sorto grazie alla cospicua raccolta di reperti effettuata negli anni '60 con ricerche sul territorio versiliese da parte del Gruppo Speleologico e Archeologico versiliese guidato dal prof. Bruno Antonucci, cui nel 1995 è stato intitolato il museo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica.
 

Museo della Satira e della Caricatura Forte dei Marmi

Il Museo della Satira e della Caricatura è un museo di Forte dei Marmi che si trova all'interno del Forte Leopoldo I, o Forte Lorenese.
Il museo si propone di raccogliere materiale relativo alla storia della satira e della caricatura mondiali anche se è nato a partire dalle opere presentate al Premio Satira Politica, che tuttora costituiscono il principale materiale della raccolta.
Nel museo sono conservate ed esposte le opere di Angiolo Tricca, Primo Sinopico, Piero Bernardini, Giovanni Mosca, Bepi Fabiano, Giovanni Manca, Michele Majorana, Albert (Rino Albertarelli), Giaci Mondaini, Mario Bazzi, Filiberto Scarpelli, Carlo Bisi, Golia (Eugenio Colmo), Carletto Manzoni, Ang (Bruno Angoletta), Gino Baldo, Lamb. Giorgio Veccia, Barbariccia, Walter Molino, Ugo De Vargas, George Cruikshank, Melchiorre Delfico, Solatium, Carlo Gripp, Castello, Mippia Fucini, Lorenzo Viani, Uberto Bonetti, Enrico Sacchetti.
Nella biblioteca sono conservate le collezioni di alcune testate e riviste storiche, datate tra Otto e Novecento: Beiblatt Des Simplicissimus, Guerin Meschino, Il 420, Il Becco Giallo, Il Lampione, Il Pupazzetto, Il Riso, Il Travaso delle Idee, Italia Ride, Journal Amusant, La Ghirba, L'Asino, L'Assiette Au Beurre, L'Attacca Bottoni, La Baionette, La Burrasca, La Tradotta, Le Charivari, Le Rire, L'Orlando, Lo Spirito Folletto, Ma Chi Ë?, Marc'Aurelio, Marforio, Numero, Petit Journal Pour Rire, Punch, Simplicissimus, V
erde e Azzurro.

 
Campo Santo Monumentale Pisa

 

Il Campo Santo monumentale chiude il lato nord di Piazza del Duomo a Pisa.

Il cimitero fu iniziato nel 1277 da Giovanni di Simone come ultimo degli edifici monumentali della piazza: l'occasione fu data, secondo la tradizione, dall'arrivo di "terra santa" proveniente dal Golgota, portata dalle navi pisane di ritorno dalla Seconda Crociata (1146). La tradizione attribuisce il prezioso carico all'opera dall'arcivescovo Ubaldo de' Lanfranchi nel XII secolo. Tali leggende di fondazione sono comunque diffuse anche per altri edifici simili in tutta Europa. Forse fu più semplicemente creato per raccogliere tutti quei sarcofagi e le varie sepolture che si andavano affollando attorno alla cattedrale. Nelle intenzioni dell'arcivescovo Federico Visconti infatti l'edificio doveva essere un luogo "ampio e decoroso, appartato e chiuso".
La costruzione duecentesca languì dopo la crisi provocata della sconfitta pisana nella battaglia della Meloria (1284), e nel Trecento si rimise di nuovo mano all'opera architettonica, ridefinendone completamente la struttura.
Architettonicamente è composto da un alto muro di forma rettangolare, con il lato verso il Duomo e il Battistero più allungato. All'esterno è in semplice marmo bianco, con 43 archi ciechi e due porte. L'accesso principale è quello che da sulla piazza, a est, ed è decorato da una ricco tabernacolo gotico sopra il portale di accesso, opera della seconda metà del XIV secolo, contenente statue della Vergine col Bambino e quattro santi di un seguace di Giovanni Pisano.
La semplicità della struttura esterna forma un'ideale quinta al complesso monumentale della piazza, particolarmente azzeccata anche perché poggia su un asse inclinato rispetto a quello Duomo-Battistero, facendo sì che la Piazza sembri ancora più grande guardandola dalle estremità, per un gioco ottico della prospettiva. Questo effetto è particolarmente impressionante se si guarda dalla porta nelle mura medievali vicino al Battistero.

All'interno il Campo Santo assomiglia a un chiostro, con arcate a sesto acuto particolarmente decorate, completate nel 1464 in stile gotico fiorito. Le tombe più importanti si trovavano nel prato centrale, nella Terra Santa o contenute nei magnifici sarcofagi romani riutilizzati per le sepolture più prestigiose, mentre sotto le arcate trovavano spazio le personalità meno di spicco, con una più semplice lastra tombale sul pavimento dei corridoi. Con la risistemazione Ottocentesca sono stati tolti tutti i sarcofagi dalla zona centrale e posti al coperto, per cui oggi le sepolture si trovano solo sotto le arcate. Ne rimangono 84, delle centinaia che vi si trovavano una volta, tra sarcofagi antichi, medioevali e ottocenteschi. Anche le lapidi sono numerose. Un sarcofago strigilato opera della bottega di Biduino reca una delle più antiche iscrizioni in volgare italiano. Il cortile centrale è circondato da archi elaborati con esili colonnine e traforature plurilobate.
Dal 1360, mentre ancora la struttura architettonica era in corso di completamento, si iniziò a decorare ad affresco le pareti con soggetti legati al tema della vita e della morte, ai quali lavorarono due tra i più grandi pittori allora viventi, Buonamico Buffalmacco e Francesco Traini, il primo autore del celebre Trionfo della Morte, opera di grande suggestione e importanza storico-artistica, il secondo di una Crocefissione. Giovanni Scorcialupi realizzò poco dopo gli affreschi con le Storie di Cristo post mortem, mentre intorno alla metà del secolo Stefano da Firenze dipinse un'Assunta sopra la porta orientale.

Il ciclo fu proseguito qualche decennio più tardi da Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano (Storie dei Santi Efiso e Potito) e Spinello Aretino (Storie dell Antico Testamento) mentre le Storie di Santi Pisani, realizzate tra il 1377 e il 1391 occuparono gli spazi intermedi. Taddeo Gaddi (Storie di Giobbe) e Piero di Puccio (Storie dell'Antico Testamento, 1389 al 1391) lavorarono invece nella galleria nord. Quest'ultima serie fu completata solo nel XV secolo dal fiorentino Benozzo Gozzoli. Nel 1594 venne aggiunta la Cappella Dal Pozzo, all'estremità est, con la caratteristica cupola.
Nel Campo Santo venivano sepolte le maggiori personalità cittadine, come i rettori e i più prestigiosi docenti dell'Università di Pisa, i governanti e le famiglie più in vista, spesso riutilizzando sarcofagi di epoca romana di grandissimo pregio, e contemporaneamente, dal XVI secolo, iniziando anche un processo di "musealizzazione" con l'apposizione di iscrizioni romane sulle pareti e altri preziose testimonianze della storia cittadina.
Questo "pantheon" pisano divenne così per vocazione naturale il primo museo della città quando nell'Ottocento vi furono raccolte opere d'arte provenienti dagli istituti religiosi soppressi per le riforme napoleoniche, impedendo così il disperdersi del patrimonio cittadino altrove, oltre ad altri oggetti di natura artistica o archeologica appositamente acquistati. Nello stesso periodo la funzione cimiteriale ebbe un picco, con i numerosissimi sepolcri ottocenteschi, spesso di ottima fattura, che iniziarono ad affollare i corridoi, da allora ribattezzati gallerie.
Questa commistione tra antico e moderno, tra celebrazione della storia e riflessione sulla morte, fu alla base del fascino malinconico che esercitò sui viaggiatori dell'epoca romantica, facendo sì che il Campo Santo diventasse uno dei monumenti più amati e visitati d'Italia, con personaggi che da tutta Europa venivano per ammirarlo e studiarlo. Non a caso in questo periodo i suoi affreschi sono resi popolari da numerosi disegni, schizzi e stampe d'epoca, che ne diffondono la bellezza nel mondo. Nonostante questa fama, le condizioni di conservazione destavano già numerose preoccupazioni, per via di alcuni vistosi segni di decadimento e il rovinare a terra di alcune intere parti di scene. Fin da allora si iniziò un'analisi dei materiali e la prova di alcuni restauri, per tentare di arginare lo sfarinamento del colore e i distacchi dell'intonaco.
Nel XX secolo la popolarità del Campo Santo viene appannata dal crescente interesse verso la Torre, ma soprattutto a causa dei terribili danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il 27 luglio 1944, infatti, le bombe alleate incendiarono il tetto del Campo Santo e danneggiarono gli affreschi in modo gravissimo in seguito a un rogo che durò parecchi giorni. Dal 1945 ad oggi sono ancora in corso lavori di restauro, che fra l'altro hanno portato al recupero delle preziosissime sinopie oggi esposte nel museo delle Sinopie negli edifici del lato sud della piazza. Anche la rimozione delle sculture, soprattutto ottocentesche, per il ripristino dell'aspetto medievale, ne ha determinato un impoverimento: solo in tempi recenti, sul finire degli anni '80 del Novecento, si è iniziato un restauro filologico di tutto l'apparato monumentale del Campo Santo, ricostruendo gradualmente, per quanto possibile, l'aspetto stratificato del luogo, grazie anche a preziose testimonianze pervenuteci, come l'opera lasciata dal direttore Carlo Lasinio, che curò la conservazione del Campo Santo all'epoca del Regno d'Etruria di Maria Luisa di Borbone-Spagna.
Nonostante i buoni propositi, il Campo Santo appare comunque ancora oggi piuttosto trascurato, con poche didascalie esplicative delle opere esposte, molte delle quali risalenti agli anni'60-'70 e quindi poco attraenti e non aggiornate (basti pensare alla sala degli affreschi del Trionfo della Morte, dove è indicato come autore un anonimo Maestro del Trionfo della Morte, quando ormai la critica è già abbastanza assestata sull'attribuzione a Buffalmacco), tratti chiusi da catenacci o contornati da impalcature e un vago senso di abbandono.

 

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LUCCA FORTE DEI MARMI VIAREGGIO PIETRASANTA CAMAIORE STAZZEMA MASSAROSA MASSA CARRARA

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